6 aprile 2020Temi: , , , Lettera a Mattarella e Conte: richiesta interventi urgenti per senza dimora e Covid-19

La lettera di fio.PSD (Federazione italiana organismi persone senza fissa dimora) al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Persone senza dimora ed emergenza Covid-19 – Richiesta e proposta interventi urgenti a protezione della popolazione.

Signor Presidente della Repubblica,

Signor Presidente del Consiglio,

desideriamo ringraziarVi e manifestare il nostro apprezzamento per l’impegno di questi giorni e queste ore e per aver manifestato con atti concreti la Vostra vicinanza al popolo italiano in questo tragico periodo per il nostro Paese e per il Mondo intero.

Ci rivolgiamo a voi, massime Cariche dello Stato, per condividere la preoccupazione per diverse situazioni di “emergenza nell’emergenza” legate al crescente numero di contagi multipli all’interno dei cosiddetti Servizi di bassa soglia rivolti alle persone senza dimora, i dormitori e i centri diurni.

foto_fiopsd01Tali contagi multipli rischiano di trasformare i centri stessi in nuovi focolai, con un rischio quindi non solo per coloro che li frequentano ma, come già visto per le tante RSA coinvolte in queste settimane, per tutte le comunità interessate.

Chiediamo quindi che da parte del Governo nazionale, come avvenuto su diversi temi in queste settimane, vi sia un intervento di orientamento e stimolo alle Regioni affinché gli interventi di presa in carico e di tutela della salute individuale e collettiva possano essere posti in essere in tempi brevi e siano rispondenti alle reali necessità dei territori.

Così come già comunicato nei giorni scorsi alle varie autorità locali competenti, ad oggi, si registrano sempre più nuovi preoccupanti contagi. Questo deve essere evitato con adeguate misure di contenimento e prevenzione.

I soci di fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora, chiedono e ritengono opportuno che sia data adeguata attenzione alla peculiare situazione dei servizi rivolti alle persone senza dimora: una situazione problematica e densa di difficoltà.  Ancora oggi mancano infatti indicazioni omogenee rispetto alla gestione del rischio contagio o, peggio ancora, rispetto alle procedure di gestione dei casi di positività sintomatica tra la popolazione senza dimora.

Fino ad ora molte organizzazioni di terzo settore ed i loro operatori in prima linea h24 nei servizi, hanno adottato misure straordinarie per affrontare questa che, come detto, è una vera e propria “emergenza nell’emergenza” e non si può pensare sia confinata all’interno delle strutture coinvolte.

Parliamo di oltre 55mila cittadini, persone senza dimora per le quali “stare a casa” non è opzione plausibile, persone spesso con problemi di salute o disturbi mentali, fragilità relazionali, barriere linguistiche e condizioni di vita assai precarie che richiedono un approccio di intervento complesso e coordinato tra le diverse realtà territoriali.

La Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 28 marzo scorso, relativa alla gestione del “Sistema dei Servizi Sociali – Emergenza Coronavirus”, ha chiarito agli enti locali ed alle Regioni, che i servizi per le persone più vulnerabili devono essere assicurati e coordinati da parte delle istituzioni competenti territoriali al fine di garantire la tutela dei diritti fondamentali di tutti i cittadini e di tutte le cittadine.

Proposte operative

Garantire la salute delle persone senza dimora vuol dire garantire salute alla comunità tutta.

Di fronte all’esplodere di casi di contagio all’interno dei servizi per cittadini senza dimora, è divenuto indispensabile attivare procedure d’intervento in carico alle Autorità sanitarie, di concerto con la Protezione civile, gli Enti locali e gli enti gestori dei servizi, al fine di affrontare prontamente la diffusione del Covid 19 sia all’interno delle strutture sia all’esterno.

Si tratta con tutta evidenza di una questione di salute pubblica, urgente e indifferibile.

Riteniamo pertanto opportuno ed urgente, su tutto il territorio nazionale:

  • che agli operatori sociali dei servizi (mense, dormitori, centri diurni, unità di strada, housing) siano distribuiti dispositivi di protezione individuali (mascherine, tute e guanti, igienizzanti) per proteggere loro e le persone vicine; il loro è, a tutti gli effetti, un lavoro di prevenzione sanitaria rivolto alla tutela di tutta la collettività;
  • che siano garantiti adeguati dispositivi di protezione alle persone senza dimora accolte e in strada;
  • che siano incentivate le soluzioni alloggiative emergenziali da enti pubblici territoriali o da enti del terzo settore (anche facendo ricorso ad alberghi su disposizione di Sindaci e Prefetti) dove poter accogliere: persone senza dimora che devono rimanere in quarantena; persone positive non sintomatiche o in via di negativizzazione; oppure coloro che sono stati in contatto stretto con persone positive al virus. Ovviamente tali strutture dovranno essere adeguatamente attrezzate o assistite per garantire eventuali interventi di carattere sanitario a bassa soglia, così come il rispetto dei protocolli di isolamento ove necessari;
  • tracciare ed intervenire tempestivamente con azioni di screening e somministrazione di tamponi per confermare la presenza della malattia alle persone ed ai contatti prossimi, compresi gli operatori delle strutture, adottando in caso di positività, le necessarie misure di isolamento e cura.

Gli enti coinvolti nella gestione dei centri e nei servizi già esistenti hanno già potenziato, autonomamente o su richiesta delle Autorità locali, l’operatività, per esempio ampliando l’accoglienza nei dormitori dalle tradizionali 12 ore giornaliere dalle 20.00 alle 8.00 fino alle 24 ore ininterrotte, per contenere la mobilità e il rischio per gli ospiti e per la comunità.

Analogamente, molti altri servizi quali mense, centri diurni e ambulatori hanno ampliato la propria operatività.

Tutto questo è avvenuto in un quadro di aumentata difficoltà organizzativa generale, dovuta alla situazione complessiva, all’impossibilità di garantire agli operatori adeguate condizioni di protezione per l’assenza dei DPI, al fisiologico calo del numero di volontari, anch’essi scoraggiati dal rischio di contagio e dalle difficoltà oggettive.

Da non sottovalutare infine i tanti casi di assenze per malattia di decine di operatori le cui sintomatologie sono riconducibili al Covid-19 e che in diversi casi sono risultati positivi al tampone, quando effettuato.

Come già detto, confidiamo nella vostra sensibilità ed attenzione perché questo accorato appello possa servire a far sì che si attivino al più presto le necessarie azioni in risposta a quanto evidenziato, che si muove nello spirito di impegno collettivo del nostro Paese e della sua società civile per superare questa straordinaria emergenza.

Roma, 5 Aprile 2020 – La presidente Cristina Avonto

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