23 settembre 2020Temi: , Prima settimana di caccia, il bilancio di Legambiente Reggio Emilia

“L’apertura della caccia alla fauna stanziale, in particolare lepri e fagiani, è da sempre un momento di forte concentrazione di cacciatori sul territorio – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – e proprio per questo domenica scorsa la nostra associazione ha organizzato alcune squadre di Guardie Ecologiche per la vigilanza: nel corso della mattinata sono stati controllati circa 85 cacciatori ed elevati 4 verbali per inosservanze di alcune norme sulla caccia. Complessivamente si è registrato un abbattimento di capi inferiore allo scorso anno e la presenza, ormai consolidata di cacciatori da fuori regione soprattutto negli ambiti di caccia ATC RE1 e ATC RE2 (la zona di pianura) che vanno a riempire i buchi lasciati vuoti dai cacciatori reggiani”.

Da anni infatti è in atto una costante riduzione del numero di coloro che si cimentano in questo sport, indubbiamente anche costoso, ed un aumento dell’età media. Solo la presenza di cacciatori da altre regioni (toscani e lombardi in particolare) ha permesso ad alcuni ambiti di caccia di mantenere in equilibrio i bilanci, altrimenti non più sostenibili con i soli soci reggiani, pratica che comunque Legambiente ha sempre disapprovato, credendo che la gestione faunistica del territorio debba passare per forza da chi lo vive e lo abita e non da chi parte alle 4 di mattina per essere a caccia nella nostra provincia alle 7 e poi ripartire all’una per rientrare.

Questo criterio deve essere seguito anche nella caccia di selezione al cinghiale: non crediamo che la presenza di una terza squadra in Val d’Enza, seppur sempre dell’ATC RE3 della collina, oltre alle due già presenti sia la soluzione ottimale, visto anche i problemi che si sono avuti con la cittadinanza. Le due squadre presenti oggi devono però garantiscono il controllo della popolazione di cinghiali.

“Questa costante diminuzione del numero di cacciatori – conclude Becchi – nei prossimi anni porterà a ripensare a tutta la gestione della fauna presente nel nostro territorio: per forza di cose se non ci saranno più volontari disponibili a questa attività sarà necessario appoggiarsi a ditte private, che avranno cacciatori che lo faranno di mestiere come accade già da anni in alcune parti d’Italia”.

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