 |
Il Centro di Servizio per il Volontariato DarVoce – in accordo con gli altri Csv emiliano romagnoli – si è astenuto dall’accordo firmato a Roma nei giorni scorsi da Acri, l’associazione che rappresenta le Fondazioni, Forum del Terzo Settore, CSVnet - Coordinamento Nazionale dei Csv, Consulta Nazionale Permanente del Volontariato presso il Forum, Convol e Consulta Nazionale dei Comitati di Gestione - Co.Ge.
Secondo Tito Gobbi, presidente di DarVoce, «pur stabilizzando il Fondo speciale per il volontariato, l’accordo non rispetta la legge 266/91 del volontariato. In particolare, non viene considerato l’articolo 15 della legge che stabilisce la ripartizione dell’1/15 degli avanzi di esercizio delle Fondazioni di Origine bancaria. Inoltre l’accordo non considera le organizzazioni di volontariato, uniche intestatarie del Fondo, che solo a cose fatte vengono messe a conoscenza dei suoi contenuti. Quanto siglato a Roma infine – conclude Gobbi – arriva prima della chiusura di bilancio delle fondazioni, elemento centrale, per il volontariato, per valutare adeguatamente la proposta di Acri”.
L’accordo siglato lo scorso 23 giugno stabilisce per i prossimi cinque anni, al di là degli andamenti del mercato finanziario che determinano gli utili delle Fondazioni di origine bancaria, che queste ultime erogheranno ai Centri di servizio per il volontariato e alla Fondazione per il Sud risorse garantite e continuative.
Le conseguenze immediate dell’Accordo sono certe. Gli effetti di medio e lungo termine invece andranno valutati con più attenzione, ma è abbastanza evidente che con l’Accordo si “rivedono” – senza legiferare di conseguenza, almeno per il momento - alcuni degli elementi caratterizzanti la legge quadro nazionale sul Volontariato e le sue specifiche regionali previste dalla legge sul volontariato dell’Emilia-Romagna. Questo è certamente uno degli elementi più preoccupanti.
Tra le conseguenze immediate c’è l’importo delle risorse disponibili per il 2011 – per il tramite dei Csv – per le OdV della nostra regione. Si tratta di 3.563.435,23 euro per i servizi alle associazioni (con una possibile integrazione di circa 1.007.342,68) e di 1.482.153,44 euro per la progettazione sociale. Complessivamente arriveranno al sistema emiliano-romagnolo, nella migliore delle ipotesi, 6.052.931,35 euro (- 38% circa di risorse rispetto al 2010 e – 63% circa rispetto al 2009). Se fosse stata rispettata la legge 266, alla nostra regione sarebbero arrivati 6.669.264 euro.
Questa situazione non potrà che portare i Csv a ridurre il personale a disposizione delle Organizzazioni di Volontariato ed i servizi a supporto delle stesse (consulenza, formazione, promozione, ecc.) ed a supporto dei progetti che le associazioni di anno in anno pongono in essere in risposta ai bisogni del territorio (progetti sociali).
I Csv Emilia Romagna hanno infine evidenziato l’importanza di conciliare le esigenze di respiro nazionale con la salvaguardia di importanti esperienze a servizio del volontariato. L’Accordo sottoscritto attribuisce invece rilevanza quasi esclusiva a problematiche e modalità di lavoro di dimensione nazionale riducendo in modo importante il ruolo di valori di sussidiarietà e autonomia per le specifiche realtà locali. Nella nostra regione le modalità della programmazione partecipata e della costruzione di reti di associazioni interessate a specifici temi (progettazione sociale) hanno consentito di dare servizio alla grandissima parte delle Odv del territorio e di dare risposta a molteplici bisogni. Si è quindi costruito un bacino di competenze che oggi è patrimonio sia dei volontari che degli operatori dei CSV e che deve continuare ad essere a disposizione del volontariato e , quindi, della comunità dell’Emilia Romagna. Un accordo che comporti una omologazione nazionale del modo di essere e di fare servizio al volontariato assume invece il rischio di cancellare tutte queste esperienze.