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Sabbia e libertà. Un viaggio musicale nei campi profughi Sahrawi. E’ questo il tema e il titolo della serata che la Festa del Pd di Correggio domenica 25 luglio dedica al popolo Saharawi e al lavoro che il volontariato locale svolge da tempo in favore di questa popolazione rifugiata nel Sahara occidentale.
Parole e musica gli ingredienti. Presso lo stand Supersonic (ore 21) la serata si aprirà con la conversazione con il gruppo dei Gasparazzo, protagonista, insieme all’associazione Jaima Sahrawi, di un viaggio nei campi di rifugiati sahrawi. Interverranno Omar Mih, rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Federica Severini del Centro di Servizio per il Volontariato DarVoce e Cinzia Terzi dell’associazione Jaima Sahrawi. Dalle 22,30, con ingresso ad offerta libera, presso l’arena della Festa i Gasparazzo terranno un concerto di solidarietà. Durante la permanenza ai campi, il gruppo ha incontrato molte persone ed ha ascoltato le loro testimonianze, le loro richieste, le loro idee. Tutto è stato utile per iniziare a conoscere la realtà e la cultura sahrawi e arrivare allo scambio di esperienze con musicisti sahrawi. Ne è nata una canzone che sarà presentata nel concerto di Correggio. La musica, le canzoni sono stati il principale strumento di scambio e di narrazione di questa esperienza, sostenuta dal Csv DarVoce. Uno modo di coniugare narrazione personale, insieme alla conoscenza della storia e della condizione del Popolo Sahrawi.
L’Associazione Jaima Sahrawi di Reggio Emilia è nata nel 2000 allo scopo di promuovere e diffondere la realtà culturale, sociale e politica del Popolo Sahrawi e per attuare, coinvolgendo enti pubblici e comunità locali, iniziative di solidarietà. Realizza progetti di cooperazione, in particolare in ambito socio-sanitario ed educativo nei campi di rifugiati sahrawi, accoglie in Italia bambine e bambini sahrawi per soggiorni estivi, promuove iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni nazionali ed internazionali sulla situazione del Sahara Occidentale, anche attraverso scambi culturali e viaggi, opera per la difesa dei diritti umani. L’Associazione vuole mettere a disposizione le proprie esperienze a sostegno del Popolo Sahrawi con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla storia di questo popolo ed allo stesso tempo di stimolare la riflessione sui temi e sui contenuti della solidarietà, dell’educazione alla pace e ai diritti umani, dell’intercultura.
Gasparazzo, oltre ad essere identificato con un fumetto degli anni '70, è il nome di una band che miscela in modo irresistibile rock, reagge, balcan, impegno sociale e molto altro. Attivi dal 2003 i Gasparazzo si sono costruiti una solida reputazione live sia in Italia che all'estero.Importantela collaborazione con l‘Istituto Storico della Storia Contemporanea (ISTORECO), l'associazione “Materiale Resistente” ed il regista Gabriele Tesauri, che li vede coinvolti in progetti legati soprattutto alla memoria della resistenza italiana mediante diverse realizzazioni.
Il Sahara Occidentale, già colonia spagnola, è l’ultima colonia africana che non ha terminato il processo di decolonizzazione. Oggi la resistenza dei Sahrawi non è armata ma diplomatica. Il Popolo Sahrawi chiede a gran voce di realizzare il referendum di autodeterminazione per decidere il proprio destino.
E’ dal 1975 che circa 250.000 sahrawi vivono in campi di rifugiati nel deserto algerino dell’Hammada, in terribili condizioni ambientali, dando grande prova di unità e fierezza. Sono riusciti a scavare pozzi, ad avviare coltivazione ed allevamenti, anche se i prodotti del loro lavoro non sono sufficienti per l’intera popolazione, che, di fatto, sopravvive di aiuti umanitari.
La restante parte dei Sahrawi da oltre 35 anni vive la repressione del Regno del Marocco nei territori occupati del Sahara Occidentale.
Tutto il Popolo Sahrawi sta portando avanti una preziosa esperienza di resistenza civile contro l’occupazione forzata del proprio territorio.
Tutti hanno scelto di non utilizzare metodi violenti, ma di resistere in maniera del tutto nonviolenta, per avere una vita dignitosa nella terra dei loro padri. Si impegnano a non utilizzare le armi, ma a lottare contro il repressore denunciando le violazioni commesse dalle forze di sicurezza marocchine e la costante opera di occupazione e del Sahara Occidentale.