9 aprile 2018Temi: , Comunicare l’Utopia: fotografia e grafica nei manifesti libertari

Inaugura a Reggio Emilia la mostra “Comunicare l’utopia. Fotografia e grafica nei manifesti libertari” con una selezione i manifesti, volantini e periodici estratti dalla collezione dell’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa di Reggio Emilia, centro di documentazione del movimento anarchico e popolare internazionale. L’esposizione si inscrive nel programma del circuito OFF del festival “Fotografia Europea”, il cui tema quest’anno è “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie”.

Grazie al coinvolgimento di grandi protagonisti delle avanguardie artistiche, i principali eventi rivoluzionari del Novecento, come la Rivoluzione Russa (1917) e la Guerra civile spagnola (1936-1939), vedono le strade delle città invase di manifesti politici dalle sorprendenti sperimentazioni grafiche.

Uno dei primi manifesti realizzati unicamente con il medium fotografico è Aixafem el feixisme, ideato nel 1936 da Pere Català i Pic in piena Guerra civile spagnola. Figura di spicco nella fotografia d’avanguardia internazionale, l’autore rivolge al popolo un invito a mobilitarsi contro il fascismo nel gesto di calpestare una svastica già leggermente incrinata.

Nel 1968 l’Atelier Populaire- con l’occupazione dell’École de Beaux Arts di Parigi durante il “Maggio francese” – produceva 3000 serigrafie al giorno contro il potere e la società borghese.

Queste esperienze sono un’eredità fondamentale per i manifesti anarchici che in parte sono stampati con il supporto di giornali e tipografie militanti, talvolta grazie all’impegno di artisti egraphic designer, ma spesso sono ideati e serigrafati in proprio negli stessi locali dove si riuniscono le assemblee.

D’altra parte, mentre i partiti politici cominciano solo dalla seconda metà degli anni Settanta a concepire campagne di comunicazione dalla grafica coordinata, la A cerchiata – l’emblema naturale del movimento anarchico –  nasce già nel 1967, quando il collettivo dei Jeunes Libertaires di Parigi decide di elaborare un segno che possa rappresentare l’insieme del movimento anarchico, disseminato tra diverse tendenze, gruppi e organizzazioni. La nascita della A cerchiata si inserisce quindi in un processo di consapevole costruzione di un simbolo che aspira a diventare segno distintivo dell’identità anarchica e sarà divulgato anche grazie ai gruppi milanesi che già nei primi anni Settanta si riconoscono in questa “firma collettiva”.

In Italia ha avuto un ruolo decisivo il corso di progettazione grafica e stampa condotto nel 1977 da Ferro Piludu a Milano e confluito nella pubblicazione “Segno libero”, un manuale teorico-pratico di grafica militante che trasferisce le competenze di base per la realizzazione di materiali di propaganda “poveri” eseguiti con mezzi rudimentali e di fortuna.

La fotografia accompagna la grafica anarchica raccontando delle storie, con le immagini di reportage, nelle istantanee che concentrano in un attimo l’ideale libertario, nelle rielaborazioni grafiche. Scatti celebri sono ripresi e ricontestualizzati, come il bambino con una granata giocattolo di Diane Arbus.

Lo straniamento suscitato dall’accostamento di immagini apparentemente disconnesse tra loro è alla base dei fotomontaggi che invitano a riflettere sulle contraddizioni della società.

Numerosi i ritratti di figure eroiche: da Errico Malatesta agli anarchici insurrezionalisti, dai protagonisti della rocambolesca Banda Bonnot fino a al volto di Giuseppe Pinelli, icona della campagna di controinformazione nei confronti della Strage di piazza Fontana.

La collezione è catalogata e analizzata nel volume di Roberta Conforti Comunicare l’utopia. Manifesti anarchici dell’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa, Mimesis, 2013.

La mostra è promossa da Biblioteca Panizzi e Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa di Reggio Emilia nell’ambito del festival “Fotografia Europea”.

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