26 maggio 2015Temi: DarVoce punta sul capitale umano

darvoce banco popolare (21)DarVoce punta sul capitale umano, per continuare a sviluppare progetti e iniziative con il volontariato e il territorio reggiano.

DarVoce, ente che gestisce il Centro di Servizio per il volontariato della provincia di Reggio Emilia, nei giorni scorsi ha rinnovato i propri organi di rappresentanza e presentato il resoconto dei mandati 2009 – 2015.
La presentazione è avvenuta nella sala convegni del Banco S.Geminiano e S.Prospero a Reggio Emilia, grazie alla collaborazione dell’istituto di credito, sempre più sensibile alle esigenze del terzo settore.

L’obiettivo non era solo raccontare quanto fatto, ma porre le basi per il futuro in un momento di grande difficoltà economica e profondi cambiamenti per tutto il mondo del terzo settore. E anche per DarVoce: come tutti i centri di servizi, buona parte delle sue risorse dipendono da una percentuale fissa (1/15) dell’utile generato dalle fondazioni bancarie, cifra stabilita da una legge nazionale. Negli ultimi anni, fra le sofferenze delle fondazioni dovute alla crisi economica e scelte particolari degli organi di gestione nazionali, queste risorse sono calate a meno di un terzo, mettendo a rischio la sopravvivenza degli stessi centri di servizio di volontariato per i prossimi anni.

Di fronte a questo scenario, e in attesa dell’annunciata riforma del terzo settore nazionale, DarVoce ha iniziato un percorso di cambiamento, diventando sempre più soggetto promosso dal volontariato che, assieme ad esso, sostiene e sviluppa innovazione sociale. E aprendosi a tutti i “volontariati”, senza distinzioni formali, che animano la provincia reggiana. Lo ha fatto puntando sempre più sul capitale interno, valorizzando le persone dello staff e le loro competenze, tagliando le spese esterne, ricercando risorse e partnership.

Questa è la strada scelta, l’unica in grado di garantire continuità all’alto livello dei servizi e del sostegno al terzo settore portato avanti in questi anni, collaborando in maniera sempre più incisiva con le istituzioni, i partner privati e gli altri centri di servizio per il volontariato emiliano-romagnoli.

L’alternativa sarebbe stata affidarsi alle sole risorse derivate dalle fondazioni, e ridurre progressivamente le attività e le competenze maturate.

DarVoce non ha voluto farlo, prima di tutto per continuare a sostenere il territorio, e ha iniziato a guardarsi attorno e a applicare una politica di risparmio, di gestione prudenziale che ha permesso di accantonare una riserva, di differenziazione dei proventi e dei servizi.

Ora però le difficoltà sono ancora maggiori: “Abbiamo le risorse per proseguire nel nostro lavoro sino alla fine del 2016, dopo non sarà più possibile senza un aggiunta di risorse autonome pari al 50%”, avverte il riconfermato presidente di DarVoce Umberto Bedogni. Un grido di allarme per tutto il territorio, pensando al lavoro di tessitura che DarVoce ha curato in questi anni su tanti progetti e tanti reti che garantiscono servizi ormai indispensabili alla tenuta sociale.

Il vicesindaco Matteo Sassi, presente alla presentazione del bilancio, ha mostrato grande sensibilità sul tema, con uno spunto interessante sul tema risorse: “Come Comune, sarei pure disposto a rinunciare alla mia parte di risorse garantite dalle fondazioni bancarie, se sapessi che queste risorse servono a sostenere progetti e servizi, come quelli che cura DarVoce. Sarei disposto a parlarne, ma bisogna trovare gli interlocutori”, ha detto. Sottolineando poi come sia necessario un cambio di approccio: “Il welfare in Italia eroga soldi, più che altro, non servizi. Dobbiamo rovesciare questa situazione, puntando sempre più sulla generazione di servizi non solo di qualità, ma anche sostenibili nel tempo”.

Sulle idee e i progetti si è concentrato anche Gian Carlo Vezzalini, presidente dei comitati territoriali del Banco S.Geminiano e S.Prospero: “Capisco le difficoltà, ma il problema peggiore è quando mancano idee e progetti e buona gestione. E qui non mancano. Quando ci sono progetti, quando ci sono idee e voglia di fare, poi le risorse economiche arrivano”.

Del rapporto sempre più stretto fra mondo economico e volontariato ha parlato anche Stefano Cerrato, responsabile del terzo settore dell’intero Banco Popolare, di cui fa parte il Banco S.Geminiano e S.Prospero: “Vanno cercate sempre più sinergie, sia a livello locale che nazionale. Chiaramente parliamo di realtà diverse, noi rimaniamo una banca, prima di tutto, ma proprio per questo abbiamo l’interesse e la volontà che il territorio dove operiamo sia coeso, e il volontariato è fondamentale in questo senso”.

Presente in sala anche l’assicurazione Cattolica di Gaetano Cavarretta che insieme ai CSV da anni studia i prodotti più adeguati e a “misura” delle associazioni di volontariato.

Per visionare il documento predisposto da DarVoce sulla propria attività degli anni passati e sul percorso intrapreso, visitare la pagina www.darvoce.org/darvocealcambiamento.

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