15 luglio 2015Temi: Il materiale di scarto? Antichissima espressione artistica

In Psicologia, si definisce pensiero una attività mentale peculiare avente lo scopo di stabilire una “connessione psicologica” col mondo sia interno che esterno, attraverso la elaborazione non solo di idee, riflessioni, concetti, ricordi, ma anche di immaginazioni e rappresentazioni interiori; il pensiero è, dunque, uno psichismo di tipo superiore, che – sebbene si presenti come una funzione apparentemente semplice – in effetti consente di conseguire risultati complessi, in termini sia di astrazioni che di comportamenti; tra questi ultimi, per le finalità della presente nota, interessano la invenzione di tecnologie e la creazione di oggetti artistici.

Le tecnologie hanno una specifica natura utilitaristica, ovvero rappresentano mezzi di sussistenza e di difesa tanto importanti che sono apparse per prime nella Storia  della Umanità; tradizionalmente, l’iter evolutivo del Genere Homo viene fatto iniziare proprio in coincidenza temporale con la datazione dei più antichi manufatti repertati, oggi attribuiti alla Cultura Olduvaiana (dello Homo Habilis), così denominata dal notissimo giacimento di Olduvai Gorge (Tanzania).  Questa convenzione, però, ultimamente è stata fatta oggetto di critiche, essendo stati rinvenuti, di recente, nel sito archeologico di Lomekwi 3, presso il Lago Turkana (Kenya), strumenti litici risalenti a 3,3 milioni di anni fa, quando – per quanto oggi ne sappiamo – non era ancora comparso il Genere Homo, che si ritiene l’unico rappresentante del gruppo degli Ominidi capace di lavorare la pietra.

Le produzioni artistiche – che invece mancano di qualsiasi valore pratico, in quanto costituiscono mere espressioni figurative di fantasie, emozioni, sogni, etc. – sono apparse molto tempo dopo; esse, comunque, sebbene risultino prive di una reale utilità, svolgono un ruolo importantissimo nelle società umane, per il loro potere di trasmettere messaggi carichi di valenze interiori, capaci di tradurre con sorprendente modalità intuitiva (prescindendo, dunque, dal linguaggio orale)  esperienze soggettive e/o personali rappresentazioni di sé stessi, degli altri e del mondo.

Le opere d’arte più antiche e primitive vengono oggi, infatti, interpretate come forme pre-verbali di trasmissione e diffusione di informazioni, idee, opinioni, etc.; gli arcaici artisti, cioè, non potevano comunicare compiutamente il proprio vissuto interiore in altro modo che attraverso immagini o rappresentazioni; queste – sebbene perlopiù astratte, sintetiche o essenziali – erano tanto pregne di efficacia comunicativa da risultare ancora oggi intensamente fascinanti.

Tradizionalmente, l’Archeologia assegna la data di nascita dell’arte figurativa al Periodo Paleolitico Superiore Europeo (circa 40.000-10.000 anni fa) o poco prima, ma gli studiosi più critici da tempo si domandano come sia potuta sbocciare all’improvviso, in forme già raffinate, l’arte parietale degli arcinoti siti francesi e spagnoli o anche l’arte mobiliare dei meno noti siti francesi, germanici ed est-europei, senza un precedente tirocinio, seppur rapido; in effetti, avendo ultimamente spostato l’attenzione dai siti europei a quelli africani e asiatici, i paleo-antropologi stanno già oggi raccogliendo documenti che testimoniano precedenti fasi di apprendistato.

Alcune iniziali, ma convincenti risposte al cruciale quesito circa le più lontane origini dell’arte sono emerse in questi ultimi anni, ma tutti gli archeologi si aspettano che presto possano avvenire nuovi e significativi ritrovamenti. In questa nota, mi limito a descrivere sommariamente solo [1] un’antichissima incisione figurativa proto-artistica, proveniente da Java, e [2] un gruppo di piccoli, semplici, ma raffinati graffiti più recenti, repertati nell’Africa Australe, tutti intensamente suggestivi perché, sebbene siano stati tracciati su materiali di scarto, emanano una singolare seduzione emozionale che coinvolge anche gli osservatori odierni più smaliziati.

[1] Una valva di un mollusco d’acqua dolce (Pseudodon Vondembuschianus Trinilensis) – raccolta da E.Dubois nel famoso sito di Trinil (Java, Indonesia) – ha casualmente rivelato, in occasione del riordino del museo olandese dove è conservato tutto il materiale del paleo-antropologo, una incisione geometrica intenzionale sulla sua faccia dorsale, mai precedentemente rilevata. L’incisione consiste in un graffio a zig-zag, praticato mediante un attrezzo duro e molto acuminato, con tanta precisione da escluderne l’origine accidentale. Ciò che ha sorpreso alquanto gli archeologi, è stata non solo la notevole antichità dell’oggetto – che risalirebbe a 430.000-425.000 anni fa – ma soprattutto la sua doverosa attribuzione a Homo Erectus; dopo qualche perplessità, oggi la maggior parte degli studiosi riconosce all’incisione di Trinil una indubbia valenza creativa artistica, in quanto il disegno mostra un evidente intento ornamentale (indipendentemente dal suo significato di mera decorazione, di contrassegno di proprietà o d’altro).  Questo graffito, a mio parere, ha una rilevante importanza non solo per la Storia dell’Arte Paleolitica, ma anche per la Storia Evolutiva dell’Umanità; credo, infatti, che esso – documentando la produzione di una seppur semplice “opera d’arte” da parte di Homo Erectus – suggerisca che una minima quota di cognitività umana potesse essere già espressa dal cervello di quel nostro lontanissimo antenato.

[2] In una caverna della Provincia del Capo (Sudafrica), denominata Diepkloof Rock Shelter, contenente un pacco di sedimenti attribuiti al Periodo Paleolitico Medio Africano (circa da 280.000 a 50.000 anni fa), sono state dissotterrate numerose, interessantissime, piccole “opere d’arte”, più evolute della precedente, risalenti a più di 60.000 anni fa.  Gli abitanti del sito erano uomini anatomicamente moderni (Homo Sapiens Sapiens), già dotati di una cognitività avanzata, rivelata dalla preparazione e dall’uso di ocra polverizzata, dal trasporto di materie prime da siti di raccolta lontani e dall’abitudine di tracciare artistiche incisioni decorative su gusci di uova di struzzo, dopo il loro svuotamento per finalità alimentari.  Finora, sono stati recuperati più di 400 frammenti decorati, tutti di piccole dimensioni (2-3 centimetri), alcuni dei quali rimontabili (fino a comporre pezzi di 7-8 centimetri).  I disegni comprendono linee orizzontali parallele – che si presume avvolgessero originariamente a cerchio i gusci – intersecate da altre linee, in parte a tratteggio, ortogonali od oblique, così da creare precisi motivi decorativi.

I reperti qui presentati rientrano in una collezione di opere figurative – tuttora limitata, ma destinata ad arricchirsi presto – che appare suffragare la Tesi Gradualista dell’Origine dell’Arte, secondo la quale esisterebbe una stretta corrispondenza tra encefalizzazione e sviluppo cognitivo; la progressiva evoluzione del cranio e del suo contenuto nel corso della Storia dell’Umanità, cioè, si accompagnerebbe sistematicamente al crescente affinamento delle capacità intellettuali, rivelato dalle sempre più sofisticate produzioni tecniche e artistiche.  Oggi, la Tesi Gradualista è vista con favore da un numero in progressivo aumento di paleo-antropologi, ma potrà risultare definitivamente provata solo dopo il completamento dello studio sistematico, accurato ed estensivo, attualmente in corso, dei materiali archeologici provenienti da tutti i siti significativi, europei ed extra-europei, che conferisca validità (anche statistica) alle conclusioni ricavate.

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