11 agosto 2014Temi: , Inutile spreco di soldi per il terminal fluviale dell’Emilia centrale

“Spiace constatare – dichiara Massimo Becchi Presidente di Legambiente Reggio Emilia – come il terminal fluviale dell’Emilia Centrale di Boretto si continui ad investire inutile denaro pubblico. Il Fiume aveva bisogno di tanti interventi, ma non certo di un’altro Ecomostro di cemento armato, che da ormai quasi 10 anni fa bella mostra di se sul Po. Il suo ingombro è ben visibile dal fiume stesso e rende l’idea di cosa sia stata fatto in nome del trasporto fluviale delle merci, trasporto che è quasi inesistente se si esclude il transito delle draghe che raccolgono la sabbia dalla cave disseminate ai lati del fiume e lo portano nei frantoi, traffico anche questo molto ridotto negli ultimi anni. Nel 2011 (ultimi dati disponibili) il trasporto sul Fiume è stato di 400.091 ton. una quantità modestissima, di cui più della metà effettuati sul sistema del porto di Mantova, collegato al Fissero-Tartato, che lo congiunge direttamente a Porto Levante senza passare dal Po. La stima degli inerti (sabbia che transita sul fiume)è di circa 1.000.000 tonnellate.

La questione non è neppure collegata ai giorni di navigazione nell’anno (mediamente 300 come media del decennio 2004-2013), ma piuttosto la lunghezza del fiume, troppo corto per essere conveniente trasbordare le merci da camion ad acqua (il porto dista 208 km dal mare) e da qui ancora dalle chiatte fluviali e navi mercantili. Le rotture di carico infatti incidono troppo pesantemente sui costi e tempi di trasporto: il porto infatti non è collegato direttamente alla rete ferroviaria e quindi le merci possono arrivare solo via gomma, per poi essere caricate sulla chiatta e partire alla volta del porto di Ravenna, dove sempre via acque interne, vengono trasbordate su navi vere e proprie. La stessa merce, su gomma in due ore è a Ravenna senza rotture di carico.

La navigazione fluviale è un’opportunità soprattutto per quei sistemi che si sviluppano per una lunghezza maggiore, dove quindi i costi delle rotture di carico incidono marginalmente e in contesti dove le merci vengono prodotte a ridosso dei corsi d’acqua navigabili. Il Po oggi ha bisogno di altro. ci sarebbe piaciuto sentire – conclude Becchi – che i soldi venissero spesi per creare un corpo di polizia fluviale dotato di mezzi e stazioni ogni 70-80 km di fiume, evitando i furti e la pesca illegale che ormai da anni sono una costante o fare manutenzione e potenziare i piccoli attracchi fluviali, che possono diventare il volano per un turismo sostenibile fluviale, come ormai lo è per la pista ciclabile di destra Po”.

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