12 marzo 2019Temi: , , Mus-e e Palazzo Magnani assieme per far crescere l’arte tra i bambini

n’ importante novità nel panorama delle attività di Mus-e Reggio Emilia è senz’altro la stipula di un Protocollo d’intesa fra la nostra Associazione e la Fondazione Palazzo Magnani. L’accordo, che porta la firma dell’attuale Presidente della Fondazione, dott. Davide Zanichelli e del presidente di Mus-e Reggio Emilia. avv. Ferdinando Del Sante, prevede una forma di collaborazione, grazie alla quale gli alunni delle classi Mus-e potranno visitare alcune delle mostre previste a palazzo Magnani e godere di attività laboratoriali ad esse connesse e preventivamente programmate, studiate ed “inventate” insieme, dai curatori delle mostre stesse e dagli artisti Mus-e.

Un esempio molto riuscito della collaborazione si è realizzato con la visita ed i laboratori a seguire della mostra dedicata a Jean Dubuffet “L’arte in Gioco”.

La visita è stata preceduta da un incontro fra le responsabili didattiche di Palazzo Magnani, la dott.essa Ilaria Gentilini e la dott.essa Rosa Di Lecce, la coordinatrice locale di Mus-e Reggio Emilia prof.essa Elisabetta Benassi, assieme all’artista di Mus-e Ho Sunghe. La visita alla mostra è servita a definire le opere sulle quali soffermarsi in considerazione dell’età degli alunni, per valorizzarne sia l’approccio estetico che l’approfondimento dei contenuti al fine di sviluppare la creatività personale nel successivo laboratorio.

Hanno partecipato al progetto le classi 5a A della scuola primaria Collodi che ha visitato la mostra il 12 febbraio con 23 alunni, accompagnati dalle maestre Maria Cristina Borghi, Rossella Madera e la tirocinante universitaria Margherita Ruozzi; le classi 2a B, accompagnata dalla maestra Giulia Di Stadio e 4a B, accompagnata dalla maestra Mara Anastasia, della scuola primaria Zibordi, il giorno 13 febbraio. Alle visite sono seguiti i laboratori di due ore ciascuno, tenuti dall’artista coreana/italiana Ho Sunghe nelle giornate di venerdì15 febbrario presso la scuola Collodi e mercoledì 20 febbraio per l’intera mattinata, prima con la classe seconda, poi quarta, presso la scuola Zibordi.

La presenza dell’artista è stata fondamentale per individuare le opere che maggiormente hanno colpito gli alunni. Il percorso artistico dell’autore è caratterizzato da una produzione che procede per fasi, senza soluzioni di continuità, per cui ogni periodo artistico presenta interessi, tecniche e filosofie molto differenti. Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati, i bambini non si sono orientati sulle opere più ricche di colore, ma su quelle caratterizzate dall’utilizzo di materiali molto naturali che divengono elemento fondante dell’opera stessa. Non più arte figurativa, quindi, ma materica.

Per questo Ho Sunghe nell’organizzazione del laboratorio (lo schema è il medesimo per tutte le classi, ma privilegia l’aspetto giocoso per gli alunni più piccoli), creando nelle classi dei gruppi formati da 5 bambini ciascuno, perché 5 sono i materiali scelti per realizzare le opere sulla scorta dell’esempio di Dubuffet:

sabbia fine, sabbia grossa, creta, foglie secche e tempera.

L’artista ha tenuto per sé la colla che sarebbe servita per fissare le mescole su cartone e tela. Oltre ai cinque materiali fondamentali sono state anche fornite delle bacchette di plastica rigida con le quali è stato possibile graffiare le mescole una volta spalmate.

Obiettivo principale del laboratorio era quello di stimolare la curiosità e la creatività degli alunni sperimentando le possibilità di trasformazione e di espressione che ogni materiale offre.

Prima di tutto ogni bambino ha scelto uno dei materiali e con quello ha giocato (Ai più piccoli è stata fornita una vaschetta) procedendo ad un’ esperienza di carattere sensoriale. Successivamente i bambini si sono scambiati i materiali mescolandoli fra loro.

Solo alla fine li hanno spalmati su cartoni rigidi di cm25 X cm60 e/o su tele di cm 30 X cm100, aiutati dall’artista che ha completato le mescole con il Vinavil che si era tenuto.

A quel punto i cartoni e le tele erano pronti per diventare graffiti.

Secondo quanto riferito da Ho Sunghe al termine dei laboratori, uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza si è rivelata la grande concentrazione con cui gli alunni si sono posti di fronte alla sperimentazione sensoriale dei materiali, così comuni eppure così duttili e trasformabili nelle loro mani.

Sono rimasti molto colpiti dalla reazione dei colori: le tempere a contatto con sabbia, creta e foglie, perdono la vivacità per divenire colori caldi. Pertanto nessun gruppo ha scelto preventivamente un tema, ma, come l’autore, si è lasciato guidare dal materiale. Solo dopo averlo spalmato deciso cosa era e/o cosa sarebbe diventato. Così sono nati i loro paesaggi.

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