7 ottobre 2015Temi: , Progetto ecologico per la coop sociale Stradello

Arrivano gli “angeli del Tresinaro”, per fare controlli e pulizie costanti delle piste ciclabili fra Jano e Scandiano. È lì il cuore di “Cosa possiamo fare “noi” per gli altri?”, un nuovo progetto ideato dalla cooperativa sociale scandianese Lo Stradello in collaborazione col Comune, a cui è presentato nei dettagli nei giorni scorsi durante un incontro col sindaco Alessio Mammi.

L’idea di fondo è quella di monitorare e soprattutto di prendersi cura del percorso ciclabile attorno alla cittadina, che segue in gran parte il corso tracciato dal torrente Tresinaro. Per farlo sono nati i “Tresinaro Angels”, un gruppo di nove persone formato da un operatore de Lo Stradello, da un volontario e da sette ragazzi ospiti del Centro “Concha”. Questi “angeli” si sono presi l’impegno di un sopralluogo settimanale lungo il tragitto della ciclabile nel tratto Jano-Scandiano; con le pettorine identificative e le attrezzature fornite dal Comune, si occuperanno della bonifica ecologica di quell’area di strada ciclabile, verificando con cadenze costanti le condizioni dell’area, la pulizia, gli eventuali problemi.

«Cosa possiamo fare “noi” per gli altri? Questa è la che spesso si pongono gli operatori del centro diurno “Concha” del servizio di laboratori integrati, una start up della cooperativa sociale, quando progettano nuove attività, per ribaltare culturalmente il luogo comune del dittico: disabilità uguale bisogno. Noi lo abbiamo trasformato in: disabilità uguale risorsa», racconta l’operatore de Lo Stradello Maurizio Fajeti. I laboratori integrati della realtà scandianese «sono uno spazio innovativo sperimentale, uno dei primi in Europa, a proporre una risposta alternativa a tutte quelle persone con disabilità psicofisiche che non rientrano, per caratteristiche personali, nei due ambiti attualmente coperti dalle strutture collegate ai Servizi Sociali, i centri diurni e residenziali per persone disabili gravi e gli inserimenti lavorativi protetti per persone disabili lievi», continua Fajeti. Gli ospiti della “Concha” «vengono definiti persone disabili ad alta funzionalità, che solitamente non rientrando nei due ambiti precedenti non trovano collocazione adeguata e rischiano di rimanere a tempo indeterminato nelle famiglie di origine, disperdendo così nel nulla il benessere di questi ragazzi e capacità e risorse di cui il territorio ha un disperato bisogno», puntualizza poi

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