17 maggio 2019Temi: , “Simeone e Samir”: a Casalgrande uno spettacolo sul dialogo religioso

“Simeone e Samir” è il titolo dello spettacolo in programma venerdì 24 maggio al teatro De André di Casalgrande. Si tratta dell’adattamento curato da Alessandro Berti del progetto di frate Ignazio De Francesco, portato in territorio reggiano da Pax Christi e dal Centro Missionario Diocesano.

Dalle 20.45, sul palco si esibiranno Alessandro Berti e Sergio Brenna, con i costumi di Nicoletta Di Gaetano, la scenografia di Alan Zinchi, il suono di Massimo Carozzi e l’organizzazione di Gaia Raffiotta.

Per informazioni e prenotazioni, www.teatrodeandrè.it e 346 2381039.

Di cosa si parla? Il una notte di tempesta, alla vigilia di una grande battaglia campale tra l’esercito dei soldati cristiani e quello dei soldati musulmani, due uomini in fuga da quegli accampamenti si rifugiano in una grotta del deserto, dimora di un eremita. Sono un medico cristiano e uno schiavo musulmano di pelle nera. La convivenza forzata in quella vigilia di guerra li porta a conoscersi, dialogare sul senso della vita, sul perché delle guerre e sul modo di risolverle. È questa la cornice narrativa che vuole avvincere gli spettatori e portarli a riflettere su temi importanti, cruciali per la vita di tutti i giorni.

Il progetto dal titolo “Simeone e Samir / Dialoghi notturni tra un cristiano e un musulmano in fuga”, si occupa quindi di dialogo tra religioni e culture in un’ottica di pace e convivenza. Sviluppa quanto iniziato con “Leila della tempesta”, un progetto di libro e messa in scena teatrale che prosegue dal 2016.

Il libro di “Leila” ha avuto due edizioni, per un totale di tremila copie, mentre la versione teatrale curata da Alessandro Berti, tuttora in tournée, è stata rappresentata più di quaranta volte in Italia (in teatri, scuole, chiese, carceri ecc.) raggiungendo migliaia di spettatori e ricevendo ottime attestazioni dalla stampa (Avvenire, Corriere della sera, Il Fatto quotidiano, Osservatore Romano, Civiltà Cattolica, Il Regno ecc). Abbiamo potuto toccare con mano l’efficacia dello strumento teatrale, che nell’era del digitale-immateriale mette a contatto con persone in carne e ossa. Nel caso di “Leila della tempesta” il teatro ha saputo trasmettere in modo vivo e coinvolgente tematiche normalmente relegate alla formula della conferenza. L’associazione tra teatro e libro ha consentito inoltre, soprattutto in ambito giovanile, di invogliare alla lettura e di lasciare tra le mani dei destinatari uno strumento di successive riflessioni.

Nell’ottocentesimo anniversario del celebre incontro tra San Francesco e il Sultano, il nuovo progetto si colloca in Medio Oriente, alla vigilia di una grande battaglia campale tra l’esercito dei soldati cristiani e l’esercito dei musulmani. Protagonisti sono un medico cristiano e un musulmano di pelle nera, entrambi in fuga. L’incontro fortuito in una grotta della montagna, antico asilo di un eremita dove si trovano a trascorrere la notte, pone il lettore del libro e lo spettatore della pièce di fronte ai temi cruciali del dialogo:

  • il passaggio dalla paura/diffidenza alla confidenza;
  • il confronto libero e franco sui contenuti della fede e della pietà di ciascuno;
  • il problema della guerra e della pace, del razzismo e della schiavitù;
  • la scoperta di ponti comuni attraverso il deposito dei rispettivi testi sacri;
  • la dimensione del canto, della danza, della fiaba e della poesia come altrettante tessere di un mosaico di civiltà nelle quali ciascuno di loro scopre di appartenere.

L’epilogo del racconto è la decisione di avventurarsi su per la ripida montagna in cerca di rifugio, aiutandosi l’un l’altro nella difficile scalata. Entrambi in fuga, entrambi migranti, costruiscono un nuovo rapporto tra di loro a partire da un atto di solidarietà che li lega nel momento del comune bisogno, al di là di tutte le differenze reciproche. La trama è dunque quella di un racconto di fantasia capace di avvincere il lettore/spettatore. In questa trama di “azione” sono però calati tutti i temi dello scambio interreligioso e interculturale nel quale ci troviamo impegnati, dai banchi di scuola ai luoghi di lavoro e di svago, sino ai grandi nodi dei processi migratori in atto.

Gli autori del progetto sono:

  • Ignazio De Francesco, monaco della Piccola Famiglia dell’Annunziata (Montesole, BO), patrologo e islamologo autore di numerose pubblicazioni. Delegato per il dialogo interreligioso della diocesi di Bologna.
  • Alessandro Berti, regista e attore teatrale da anni impegnato in una ricerca tra teatro e sacro, in collaborazione con I Teatri del Sacro, Federgat ACEC e decine di Sale della Comunità italiane.
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