8 giugno 2017Temi: Fiaccolata anti-migranti, l’intervento di Umberto Bedogni

umberto bedogniL’accoglienza sul territorio dei profughi e dei migranti è una questione da affrontare e da risolvere usando il cervello e il buon senso, non affidandosi alla pancia. La mobilitazione “anti-migranti” annunciata a Reggio Emilia per il 12 giugno non credo sia un buon segnale. È un segnale dell’attenzione presente su un problema reale, ma di sicuro non è la soluzione adeguata. E non penso faccia onore alla storia e alla tradizione reggiana, costruita su ben altri valori di accoglienza e socialità.
Rispondere all’annunciato arrivo di profughi con una manifestazione di protesta significa cavalcare e alimentare le paure, i timori, l’emotività. Con il rischio concreto di trascinare l’intera questione in una deriva pericolosa, che lascia spazio a intolleranza, razzismo e a manipolazioni di vario genere. Una semplice lettura delle adesioni arrivate man mano al corteo lo confermano.
I timori e l’insicurezza dei cittadini sono reali, alimentati da anni di difficoltà economiche generalizzate. Questo è chiaro, alcune paure sono comprensibili, ma non è certo alimentando il fuoco dei pregiudizi e della chiusura che si risolvono. Queste paure non si scacciano respingendo chi fugge, né con fiaccolate pubbliche. È necessario usare la ragione, intervenire a monte cambiando dove necessario l’attuale legislazione. In molti casi, probabilmente, basterebbe una corretta e concreta applicazione delle leggi in essere, per garantire molte più certezze e molta più sicurezza sul territorio. La manifestazione organizzata dai comitati cittadini è un passo nella direzione sbagliata, che aumenta considerevolmente il rischio di peggiorare la situazione. Si crea un clima di ostilità, di opposizione frontale che non giova a nessuno, se non a chi ha interesse a cavalcare e a ingrandire paure, tensioni, ostilità. Ma non pensiamo che questa strada sia quella giusta per Reggio, né per l’Italia.
Il mondo del volontariato reggiano è sempre stato improntato all’ospitalità, all’accoglienza e alla generosità. Senza discriminazioni e senza guardare la carta d’identità, il paese d’origine e la storia delle persone sostenute. È una storia ricca, parte della grande storia di integrazione, civiltà e sviluppo che ha segnato la nostra terra. Nello scorso fine settimana sono state ricordate due significative esperienze di sostegno ai più deboli e agli ultimi. Si è festeggiato il 40° anniversario della Giovanni XXIII Onlus e il decimo anniversario dell’Avvocato di Strada a Reggio Emilia.
Due esperienze che in maniera diversa ma allo stesso modo significativa hanno garantito sostegno e aiuto a persone in difficoltà, senza mai fare discriminazioni. Due esempi brillanti della storia di accoglienza che ha sempre caratterizzato Reggio. Questa storia, di cui essere orgogliosi, e la paura di vedere ulteriore pericolose derive sono le motivazioni che ci spingono oggi a intervenire per mostrare la nostra preoccupazione e il nostro timore. La fiaccolata del 12 giugno è un segnale davvero cupo per il futuro, e non rappresenta realmente né la Reggio di oggi né quella che vogliamo costruire nel futuro. Non è possibile stare zitti, in momenti simili.
Umberto Bedogni, presidente DarVoce – Centro di servizio per il volontariato di Reggio
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