3 marzo 2016 Un emporio solidale a Reggio Emilia

Nasce a Reggio Emilia il primo “emporio solidale” per la raccolta e lo smistamento di derrate alimentari a basso costo gestito da volontari e rivolto a persone e famiglie in difficoltà. Vedrà la luce dopo l’estate o comunque entro il 2016 nel quartiere Gardenia, in uno dei locali in via di dismissione della stazione Fer, società con cui il Comune à in trattativa per la messa a disposizione dell’immobile.

Al servizio accederanno 50 famiglie messe in ginocchio dalla crisi, selezionate dai servizi sociali e dalla Caritas, che faranno “la spesa” attraverso un meccanismo basato sul reddito. Avranno cioè una scheda a punti calcolata sullo status economico, da cui verranno scalati i generi alimentari. Il progetto, promosso da Comune Caritas, Auser, protezione civile, Papa Giovanni XXIII, distretto di economia solidale, centro prevenzione sociale e le associazioni “Servire l”Uomo” e “Solidarietà” è coordinato dal centro Dar Voce e sostenuto dalla Fondazione Manodori con un investimento totale di 120.000 euro in due anni, dopo aver vinto il bando emanato nel 2015 dalla stessa Fondazione per rispondere alle esigenze delle “nuove e vecchie povertà”.

Un fenomeno cioè da cui anche Reggio non è esente, come emerge dall’ultimo rapporto sulla coesione sociale, che registra 70.000 lavoratori vulnerabili, quasi poveri raddoppiati, esplosione degli sfratti, 50% di pensionati poveri. Lo scorso anno inoltre i centri di ascolto della Caritas hanno ricevuto oltre 2.000 richieste per beni materiali, soprattutto di generi alimentari. Negli ultimi cinque anni invece, sono 10.000 le persone che si sono rivolte per la prima volta ai servizi sociali del Comune.

Da qui la disponibilità della fondazione Manodori a finanziare il progetto.
“Abbiamo sostenuto l’idea di creare empori solidali nella nostra provincia – spiega il presidente della Fondazione Gianni Borghi – perché promuove un modo di contrastare la povertà che stimola una responsabilità condivisa e il coinvolgimento dei cittadini rispetto ai membri più fragili delle nostre comunità’”. Non a caso, puntualizza Borghi a proposito di responsabilità condivisa, “a sostegno dei volontari delle associazioni che gestiranno l’emporio la fondazione E35 ha dato disponibilità di tre persone che le assisteranno dal punto di vista metodologico”.

L’emporio, aggiunge l’assessore al Welfare del Comune di Reggio Emilia Matteo Sassi, “non sarà un luogo chiuso ma aperto a tutta la comunità, come dimostra la sua collocazione a ridosso della città storica. E contribuirà a riqualificare uno spazio urbano dismesso. Penso che sia un investimento sul livello di democrazia della città”. Sassi sottolinea inoltre il principio di “reciprocità’” su cui l’emporio sarà basato. Le persone che vi accedono potranno infatti collaborare alla sua manutenzione o alle pulizie, “attività per superare lo stigma della povertà’”, spiega l’assessore.

“Oltre al cibo, l’emporio vuole essere un punto di riferimento per ricostruire legami sociali e familiari”, chiarisce infine Cecilia Pignagnoli di Dar Voce, coordinatrice del progetto. L’emporio solidale fornirà infatti anche servizi di supporto ed accompagnamento, consigli per la gestione del bilancio familiare, per compilare un curriculum o fare domanda di lavoro e suggerimenti per risparmiare sulla spesa e non sprecare le risorse.

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